mercoledì 11 marzo 2026
Ricomporre fratture: la linea spezzata di Fabrizio Lombardo
Ci sono titoli che non si limitano a nominare un libro, ma suggeriscono una ben precisa postura e una chiara direzione dello sguardo.
La linea spezzata di Fabrizio Lombardo (Donzelli 2026) appartiene a questa categoria: un titolo che non descrive, ma orienta verso diversi punti di osservazione.
Come spesso mi accade, la mente è corsa subito a un altro titolo, quasi fratello maggiore di questo: Linea intera linea spezzata di Milo De Angelis (2021) e non per un semplice gioco di rimandi, ma per una risonanza simbolica che attraversa entrambi i libri come un filo sotterraneo.
La linea — intera o spezzata — è una figura antichissima. Nell’ I Ching, antico libro divinatorio cinese, le linee continue e quelle interrotte compongono gli esagrammi, cioè le forme attraverso cui il mondo si lascia leggere.
De Angelis sembra assumere questo immaginario come struttura mentale e accogliere una possibilità di lettura sotto dettatura legata alla materia impalpabile della voce e della parola; Lombardo, invece, riconosce la difficoltà e il limite di tale illusoria decifrazione che può essere solo sfiorata da un’altra angolazione, più terrestre, più storica, più legata alla materia del vivere.
Fabrizio Lombardo è una delle presenze più rigorose e appartate della poesia italiana contemporanea. Poeta, traduttore, curatore editoriale, ha attraversato negli anni territori diversi: la riflessione sul paesaggio urbano, la memoria storica, la meditazione sul tempo, la fenomenologia dell’attenzione. La sua opera si distingue per una fedeltà rara alla precisione dello sguardo, a una lingua che non concede nulla all’enfasi, e che proprio per questo riesce a incidere.
La linea spezzata conferma questa traiettoria: un libro che non cerca la rivelazione, ma la fenditura; non l’epifania, ma una traccia.
Sia chiaro anche la poesia di Lombardo è una poesia di ascolto ma non di un ascolto mistico, quanto piuttosto ascolto civile, storico, quasi documentario.
La linea spezzata è la forma stessa della realtà italiana che attraversa il libro: gli anni di piombo, le loro scorie ancora attive, le memorie che non si lasciano archiviare.
Lombardo non cerca il simbolo cerca la precisione, non interroga il destino ma la storia.
È una poesia che se non pretende di ricomporre le fratture, le attraversa con la sobrietà di chi sa che ogni ricucitura sarebbe un artificio.
Se nella sua raccolta Milo De Angelis esprimeva un’altra genealogia per la quale la sua linea spezzata non era un vero e proprio fatto storico, ma un varco metafisico, un modo per ascoltare e leggere ciò che non si sente e non si vede, la linea spezzata di Lombardo rappresenta una poesia che non vuole ricomporre un preciso disegno, ma comprendere ciò che accade nel punto in cui la frattura c'è, senza idealizzarla, senza demonizzarla.
Eppure, pur nella distanza, Lombardo e De Angelis condividono un punto essenziale: la consapevolezza che la continuità è un’illusione, che la linea intera è sempre promessa, mai data.
Per Lombardo la frattura resterà sempre e solo storica, concreta, biografica. Per De Angelis, invece, metafisica, simbolica, iniziatica.
L’uno interroga la storia che aziona il respiro, l’altro interroga il destino che aziona anche la storia.
L’uno continua ad ascoltare il rumore del mondo, il colpo di pistola, l’altro il silenzio dell’invisibile, la voce della parola.
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