venerdì 5 maggio 2023

Pietre di passo: in ricordo di Angelo Andreotti

In un antico racconto del poeta Han-Yu sta scritto che tutto risuona non appena si rompe l’equilibrio delle cose. Il suono e, dunque, la musica, la voce, il canto sono i sintomi della rottura di un equilibrio, cioè del silenzio: l’amato silenzio di Angelo. Gli alberi e l’erba sono, nel loro equilibrio, silenziosi. Se arriva il vento e li scuote essi risuonano. L’acqua è in perfetto silenzio nel suo equilibrio poi la gravità la smuove e agita nelle maree, la mancanza di terra la precipita in cascate roboanti, in fiumi scroscianti e in laghi ribollenti. I metalli e le pietre sono muti ma echeggiano se qualcosa li percuote. Il cielo, il cielo stesso procede allo stesso modo: gli uccelli in primavera; il tuono in estate; gli insetti in autunno; il freddo in inverno. È stato sempre così, una dopo l’altra le quattro stagioni si inseguono in una sinfonia senza fine e questa continua pro-vocazione è un’ ulteriore prova che si sia rotto un equilibrio. Lo stesso vale per gli uomini: il suono umano più perfetto è la parola e la poesia è, a sua volta, la forma più perfetta di parola in quanto la più vicina al silenzio. «E così, quando l’equilibrio si rompe, il cielo sceglie i più sensibili tra gli uomini e li fa risuonare» [Han-Yu]
Si profila al mio sguardo il percorso/ ma è il corpo a doverlo provare/ punto d'appoggio per ogni passaggio/ misurato da pietre di passo./ Lì azzardo il piede/ confidando nel vaglio degli occhi./ Incedo nudo nel mondo più nudo/ poiché è la pietra/ a dirmi dove andare/ e nel caso sia assente/ può esortarmi a un ritorno/ messo a rischio dal volgermi indietro./ Angelo è stato uno di quegli uomini scelti dal cielo per risuonare. È inutile dire che continuerà a farlo: è stato scelto apposta. La sua vocazione poetica resterà come risonanza alla pro-vocazione: un modo per continuare a ritrovare l’equilibrio perduto, per procedere nel guado grazie alle sue amate “pietre di passo”, semplici ma maestose, così silenziose nel silenzio. In uno degli ultimi messaggi ha scritto: “Conto molto - strana consolazione- sul post-operatorio per aspettare l’altro me che diventerò”. Sono convinto che anche in questo caso sia diventato quello che ha scoperto e la scoperta è sempre illuminante oltre che risonante. Anche per noi che abbiamo la fortuna di azzardare il piede confidando nel vaglio dei suoi occhi. Ciao Angelo